Ritorno a scrivere per riflettere su un pensiero che mi è venuto alla mente qualche giorno fa, da buona esponente del partito dell’ invidia, mi sono sempre ritrovata ad invidiare chiunque venisse dalla città, ho sempre visto queste persone come dei privilegiati e ho sempre sentito un senso di inferiorità a confrontarmi con loro. Se prima, fino a 3 anni fa, incontri con persone cresciute in città avvenivano raramente, ora, a causa del mio trasferimento per motivi di studio, ho avuto la fortuna/sfortuna di confrontarmi realmente con questa realtà e capire i motivi reali della mia invidia e del mio timore nei loro confronti. A 22 anni ho realizzato che probabilmente avrei potuto essere un’ altra persona se fossi nata in una grande città, avrei coltivato passioni che nella mia piccola realtà della Sardegna non ho mai potuto coltivare. Sono stata una bambina ambiziosa, non ho la presunzione di definirmi diversa dalle altre perché è una cosa che odio, diciamo che avevo interessi poco comuni per quel mondo. Uno di questi interessi era il canto lirico, in casa mi cimentavo in performance canore tentando di imitare quel poco che sentivo e che conoscevo, mi ha sempre affascinato quel modo di usare la voce e l’idea di girare il mondo, non ero una con i piedi per terra a quanto pare, seguendo questa passione. Un’ altra passione, più o meno espressa, è stata la recitazione; amavo recitare, le poche occasioni per farlo erano le recite scolastiche e, a quanto pare dai vari ruoli principali che ho avuto, ero particolarmente portata. Tutto questo è rimasto un sogno, non ho mai frequentato lezioni di canto lirico e non ho mai preso lezioni di recitazione perché non esistevano corsi di questo tipo in un paesino della Sardegna di 5.000 abitanti, dovevi accontentarti del corso di balli di gruppo e del corso di pianoforte, che non mi hanno portato molto lontano. Cosa mi ha lasciato questo? Mi ha lasciato una profonda ammirazione per chi fa questo nella vita o semplicemente per chi è riuscito a portare avanti queste, o altre, passioni, mi ha lasciato un senso di inadeguatezza davanti alle persone che hanno avuto mille opportunità grazie al luogo dove sono nati. In realtà è l’idea di non aver fatto teatro che mi rende triste, si parla tanto del ruolo del teatro per le persone timide, oggi sono la persona più timida del mondo, cosa sarei invece se avessi frequentato corsi di teatro e magari lavorassi a teatro?

Per quanto possa sembrare banale, è sempre giusto ricordare quanto siano importanti le possibilità che ci vengono date dal posto in cui viviamo, ne risentiamo noi e ne risente il ruolo che ha la cultura nella vita del singolo e della comunità. Se la comunità non ha uno svago che abbia a che fare con la cultura lo cercherà in altri ambiti, sacrificando un mondo che in Italia ha ormai davvero poco spazio. Parlando a punto di cultura, mi viene in mente quanto io sia indietro rispetto ad amici e conoscenti che hanno frequentato le scuole nella penisola, la realtà dei fatti è che la formazione è diversa e una volta messo piede in un contesto con persone di varia provenienza, sarai tu, venuto dalla periferia italica, a sentirti a disagio per conoscenze che non hai, film che non hai visto, musica che non conosci.

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2 pensieri su “Come sarei ora se non fossi nata nella provincia di un’isola?

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