Ieri ho letto uno stato su Facebook di una ragazza che proponeva il problema della lettura ormai concepita come puro vanto culturale, in sintesi faceva riferimento al fatto che ormai i libri si comprano e si leggono solo per vantarsi di quanto si ami la cultura senza un reale interesse. Questa analisi può essere corretta solo in parte, certo, anche io spesso viaggiando tra i vari social network ho pensato che molti siano più in ansia di ricevere un pacco per postare la foto su Instagram piuttosto che per poter leggere finalmente un libro, è giusto però sottolineare che la cosa è soggettiva. Cosa c’entra tutto questo con ciò che andrò a raccontare? La ragazza ha aggiunto che, secondo lei, ormai si divorano i libri per potersi vantare di averli letti, parlava di mattoni letti in pochi giorni, quasi passivamente senza capirli realmente. Ironia della sorte, sapete cosa ho fatto fino all’altro ieri? Ho letto senza sosta un libro, ho divorato in due giorni 458 pagine e fidatevi che non l’ho fatto per vantarmi di averlo letto, o almeno credo, eppure non penso di averlo capito del tutto.

 

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Ho letto Pastorale Americana di Philip Roth, edito da Einaudi, tradotto da Vincenzo Mantovani.Prima di parlare di questo libro ho passato una giornata pensando a cosa realmente ne avessi tratto. Stilisticamente parlando so bene quanto Roth sia apprezzato e odiato per il suo modo di scrivere, non nego di aver trovato difficoltà a stargli dietro in alcuni tratti, la cosa che mi ha colpito parecchio del suo stile è il fatto che spesso porti avanti due narrazioni contemporaneamente. Non è un raro trovare nel testo parti in cui ti lascia sulle spine portando un avvenimento quasi fino alla svolta definitiva e decida in quel momento di aggiungere una descrizione del mondo dell’industria o una descrizione fisica dell’interlocutore, insomma, Roth sembra far parte della famiglia degli autori che ti fanno sudare la svolta nel racconto. Non nego che possa non piacere questa sua ricerca continua di pathos, devo ammettere però che  una melodrammatica come me può solo apprezzare questo filo sempre teso. Questo continuo intersecarsi di storie si trova anche all’interno della trama, non c’è un reale tempo storico fisso ma un concatenarsi di passato, presente e riflessioni sul futuro senza neanche lasciare da parte periodi di atemporalità che davvero non ti permettono di avere un punto fisso, non nego che spesso mi sia capitato di dovermi fermare a riflettere in che parte dei mille tempi descritti fossi finita.

Quindi, mi è piaciuto lo stile? Si.

L’ho trovato confusionario? A volte, ma penso che sia voluto.

Considerazioni: Penso che tutto fosse voluto, stile e trama non lasciano nulla al caso e il romanzo in se vuole far capire al lettore quanto nulla nella storia (del romanzo e umana) sia lasciato al caso.

Storia, quante volte ho già ripetuto questa parola? Forse troppe ma per un autore fortemente legato alla storia americana non posso tralasciare un elemento simile. Si parla degli anni 60, si parla del 68, si parla degli attentati e della guerra in Vietnam, si parla di filosofia, di rivolta, di borghesia, dei neri, di immigrazione, di industria, di sogno americano, di religione, del ciclo delle generazioni, un romanzo così non poteva non chiamarsi Pastorale Americana. E’ un libro dal finale profetico, finale che forse non mi ha soddisfatto del tutto ma che è stato creato così come per poter dire al lettore: “tieni, ora guarda la storia attuale e immagina come sia andato a finire”. Quindi sì, se dovessi parlare di questo romanzo con poche parole tra di queste c’è sicuramente l’aggettivo profetico.

Il protagonista reale è lo Svedese, ebreo, classico esempio di figlio di immigrati che viene visto da tutta la comunità ebraica come colui che ce l’ha fatta, colui che è davvero diventato americano; dello stereotipo dell’ebreo infatti ha veramente poco, l’unico elemento veramente ebraico che si porta dietro è il padre; già dall’aspetto, i suoi gli occhi azzurri e i capelli biondi,  è chiaro quanto ci si allontani dall’idea comune di ebreo. Lo Svedese è in potenza l’americano perfetto, quello a cui chiunque aspira, già da piccolo si è portato dietro una schiera di ammiratori per la sua portanza fisica, uno che non ha davvero molto da desiderare perché ha già tra le mani tutto quello che può avere. E’ un figlio del benessere, dopo il nonno che ha passato la vita a lavorare, il padre che ha creato un’industria ed un mestiere da zero, lui è quello che vive di rendita, ha la sua perfetta industria, la sua perfetta casa in campagna e la sua perfetta moglie, una miss, bella e parecchio determinata ad allontanare da se tutti i pregiudizi che una bella donna può potarsi dietro. Cosa manca in questo quadretto? Ah si, la prole, una figlia amata e desiderata, una bambina sulla quale vengono riposte tutte le attenzioni, forse un po’ cocciuta ma comunque adatta al quadretto della famiglia felice. Durante l’infanzia però, la piccola Merry svilupperà un problema linguistico ed inizierà ad essere seguita da una logopedista a casa di una forma di balbuzie; il quadro della perfezione sembra che si inclini un po’, i perfezionisti che si ritrova come genitori lotteranno per far si che la figlia possa risolvere questo problema, facendola seguire dagli specialisti più esperti.

Con l’arrivo dell’adolescenza i due genitori dovranno far fronte ai problemi legati a questo periodo di crescita, la rabbia della ragazza si riverserà tutta su di loro, non solo la rabbia della ragazza ma anche la rabbia della storia, portando questo quadro perfetto piano piano verso la totale distruzione.

Cosa quindi distruggerà il quadro? Lo sviluppo della storia, che porterà dalla sua parte, un po’ per vanità e un po’ per amore di una grande causa, una figlia prediletta alla quale non mancava niente, figlia che non ha lottato per mancanza di pane; forse proprio per questo distruggerà solo il microcosmo che era la sua vita e non i pilastri della storia che ha odiato con così grande determinazione. Non fermerà lei la tanto odiata guerra in Vietnam, non sarà lei a fermare il razzismo e lo sfruttamento, sarà lei però che porterà la rivolta in casa, proprio come gli è stato consigliato dal padre che la invita a portare nel loro piccolo paese la protesta, padre che ogni tanto metterà in dubbio quegli ideali liberali che tanto lo fanno sentire un americano fiero. La guerra arriverà in casa dello Svedese e chissà se lo Svedese riuscirà a vincere la guerra contro la storia.

Sarebbe bello poter parlare di tutta la trama ma è giusto trattare solo quello che penso abbia voluto trasmettere un autore come Roth, cosa ci vuole dire? Ci vuole dire che la storia scorre, per quanto tu voglia chiuderti in un paesino isolato di campagna verrà a prenderti e il mezzo che ti farà scontrare con la realtà sarà probabilmente la cosa che ami di più. La storia ti distruggerà piano piano, togliendoti i pezzi che pensavi fossero i capisaldi della tua vita, arriverà la morte, la malattia, il tradimento, la vecchiaia, il crollo emotivo e tu dovrai rispondere perché nessuno riesce a combattere contro la storia in modo passivo, non si vince, anche se si è alti e grossi e si hanno tutti i mezzi a disposizione, non ignorare la storia solo perché la vedi lontana da casa tua, tanto ti verrà a cercare. Prova almeno a combattere perché altrimenti ci sarà chi, anche se non vorrai, combatterà contro di te.

Io vi dico di leggere questo romanzo se non volete una lettura scontata, perché fidatevi, alla fine non c’è davvero nulla di scontato, a parte il dolore. Aspettatevi tanto fuoco dolore e distruzione.

 

P:S scusate perché divago e scrivo cose scomposte

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13 pensieri su “Non devo leggere romanzi lunghi altrimenti scrivo io una Pastorale

  1. Lo metto in lista.
    Per quanto riguarda l’osservazione iniziale, credo sia parzialmente corretta l’analisi di quella ragazza, ma non ci vuole comunque molto a essere “culturalmente” superiori all’utente medio di Facebook…

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    1. Sì, più passa il tempo e più cresce “il marcio” su Facebook. Personalmente ho pensato tante volte di farmi da parte ma è comunque un modo che ho per tenermi in contatto con determinate persone e magari seguire eventi. Come soluzione personale ho ben pensato di tenermi il più possibile lontana da discussioni perché altrimenti ci perderei ore dietro persone che non sanno ascoltare. Spero tu possa gradire il romanzo e spero di poter leggere considerazioni a riguardo.

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  2. È giusto in parte quello che dice la ragazza che citi all’inizio dell’articolo. Anche perché a volte si riesce a leggere anche un libro “pesante” in poco tempo perché magari la scrittura è scorrevole o soprattutto perché capita che si abbia parecchio tempo da dedicargli (vedi fine settimana con l’influenza chiusi in casa) dunque non sempre se si legge velocemente si legge senza attenzione. Infine credo che chi ama davvero la lettura si riconosca. I prodili social nati solo per “moda” hanno vita breve se non c’è una vera passione dietro ad alimentarli.

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    1. Secondo me ci sarebbe anche un discorso enorme da fare sull’editoria e sulle scelte che quest’ultima prende per questioni di marketing. Il fatto che una piattaforma come Instagram venga usata per pubblicizzare libri a prescindere dalla reale lettura del libro è veramente triste, perché spesso si riduce il libro a puro oggetto estetico, se hai tot di iscritti io ti contatto per mettere una foto di questo libro senza una reale attenzione per quello che il libro vuole dire. Per il fattore lettura, per quel che mi riguarda dipende sempre dal tema e dallo stile del romanzo che leggo, ci sono quelli da 700 pagine che leggo velocemente e quelli che leggo a più riprese. Sono sicurissima che siano pochi quelli che leggono pilastri come Guerra e Pace in poco tempo, io ci ho messo un po’ e li invidio, tutto però dipende dal tempo, dal gusto personale, dall’attenzione. Sarebbe interessante portare avanti questa discussione analizzandola sotto vari aspetti. Intanto grazie per avermi dato il tuo punto di vista!

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      1. Si sono d’accordo. Anche l’editoria ha cominciato ad essere molto orientata al marketing e alle mode del momento. Non penso sia negativo ma non bisognerebbe esagerare. Il punto è questo. Comunque sia il mondo è bello perché è vario e ognuno ha i suoi gusti, l’importante è non dimenticare i pilastri della letteratura.

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  3. Davvero non concepisco nemmeno lontanamente che si possa acquistare un libro e poi leggerlo solo per dire di averlo letto…mi sembra un comportamento da manicomio vero. C’è gente che neanche ha capito “Pinocchio” che pure è un grandissimo racconto simbolico, ma lo legge ai figli per farli addormentare. Lo stesso dicasi per “Il piccolo principe” e potrei andare avanti… Io credo che non siamo noi a scegliere i libri, ma i libri scelgono noi, Zafòn propone questa teoria nel suo capolavoro “L’ombra del vento”. Ho un arretrato spaventoso di libri da leggere che mi hanno scelto, ma vedrò di metterlo in lista… 😉

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    1. Collodi secondo me era un genio, la maggior parte dei genitori sottovaluta Pinocchio senza capire cosa ci fosse dietro la sua trama. Fa riflettere il fatto che in altri paesi, vedi la Russia, il racconto di Pinocchio sia un sacco apprezzato per il suo valore morale, è triste il fatto che il paese d’origine di questo racconto spesso lo sottovaluti considerandolo un semplice romanzo per bambini. Comunque stai parlando con una persona che ha una marea di libri in testa da leggere, mi rassegno al fatto che con l’aumento degli impegni leggerò sempre meno ma sono sicura che troverò almeno qualche ora al giorno per potermici dedicare!

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      1. Infatti è incredibile quanto certe verità siano sotto i nostri occhi e noi invece le consideriamo ridicole ed inutili. Non abbiamo più voglia di guardare “oltre”, siamo diventati meccanici. Oh che tu sia una che ama i libri lo avevo ben capito…ehehehe

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      1. Lo so, sono in molti a ritenere che, soprattutto nella seconda parte, Roth abbia messo inutilmente troppa carne sul fuoco, ma ricordo – l’ho letto tempo fa – il piacere provato nel lasciarmi andare a tutti quei diversi quadri di persone e cose .. era un po’ come vedere l’America dall’alto, e l’America è troppo vasta e troppo diversa, eppure tutto ciò ne fa una Nazione.

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