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Oggi non posso non rendervi partecipi della gioia che ho provato all’arrivo dell’ordine che ho fatto dal sito della Mondadori, ossia la raccolta di Novelle di Luigi Pirandello. Ho deciso di comprare questo libro dopo aver letto qualche settimana fa una novella contenuta in questa raccolta, la novella in questione è “La carriola”, nella quale Pirandello si lascia andare ad una critica verso il mondo delle maschere create dalla società che nascondono la vera natura dell’ uomo. Pirandello è uno dei miei autori preferiti, autore complesso e caratterizzato da alcuni punti fermi,amo la sua analisi del mondo la tristezza che ne deriva. Oggi mi sono concentrata sulla lettura di due delle sue novelle, “La verità” e “Il viaggio”. Voglio lasciarvi qualche citazione da “Il viaggio”, il racconto è sicuramente molto triste e colmo di riflessioni, spero di muovere in voi un interesse verso questo grande autore.

” Eppure, appena, ancora un po’ stordita e disgustata dal diffuso odore dell’etere nella casa del medico, uscì dall’ombra della scala sulla via, nell’abbagliamento del sole al tramonto, sotto un cielo tutto di fiamma che dalla parte della marina lanciava come un immenso nembo sfolgorante sul Corso lunghissimo; e vide tra le vetture entro quel baglior d’oro il brulichio della folla rumorosa, dai volti e dagli abiti accesi da riflessi purpurei, i guizzi di luce, gli sprazzi colorati, quasi di pietre preziose, delle vetrine, delle insegne, degli specchi delle botteghe; la vita, la vita, la vita soltanto si sentì irrompere in subbuglio nell’anima per tutti i sensi commossi ed esaltati quasi per un’ebbrezza divina; né poté avere alcuna angustia, neppure un fuggevole pensiero per la morte prossima e inevitabile per la morte ch’era pure già dentro di lei, appiattata là, sotto la scapola sinistra, dove più acute a tratti sentiva le punture. No, no, la vita, la vita! E quel subbuglio interno che le sconvolgeva lo spirito, le faceva impeto intanto alla gola, ove non sapeva che cosa, quasi un’antica pena sommossa dal fondo del suo essere le si era a un tratto ingorgata, ed ecco la forzava alle lagrime, pur fra tanta gioja.

– Niente, niente… – disse al cognato, con un sorriso che le s’illuminò vividissimo negli occhi attraverso le lagrime. – Mi par d’essere… non so… Andiamo, andiamo…”


 

“Il davanti a quel la fontana, sotto il cobalto del cielo così intenso che quasi pareva nero attorno alla fulgida statua marmorea del semidio su l’alta colonna sorgente in mezzo all’ampia conca, chinandosi a guardare l’acqua vitrea, su cui natava qualche foglia, qualche cuora verdastra che riflettevano l’ombra sul fondo; e poi, a ogni lieve ondulìo di quell’acqua, vedendo vaporare come una nebbiolina sul volto impassibile delle sfingi che guardano la conca, quasi un’ombra di pensiero si sentì anche lei passare sul volto che come un alito fresco veniva da quell’acqua; e subito a quel soffio un gran silenzio di stupore le allargò smisuratamente lo spirito; e, come se un lume d’altri cieli le si accendesse improvviso in quel vuoto incommensurabile, ella sentì d’attingere in quel punto quasi l’eternità, d’acquistare una lucida, sconfinata coscienza di tutto, dell’infinito che si nasconde nella profondità dell’anima misteriosa, e d’aver vissuto, e che le poteva bastare, perché era stata in un attimo, in quell’attimo, eterna.


“Fu a Napoli, in un attimo, nell’uscire da un caffè-concerto, ove avevano cenato e passato la sera. Solito egli, nei suoi viaggi annuali, a uscire di notte da quei ritrovi con una donna sotto il braccio, nel porgerlo ora a lei, colse all’improvviso sotto il gran cappello nero piumato il guizzo d’uno sguardo acceso, e subito, quasi senza volerlo, diede col braccio al braccio di lei una stretta rapida e forte contro il suo petto. Fu tutto. L’incendio divampò.

Là, al bujo, nella vettura che li riconduceva all’albergo, allacciati, con la bocca su la bocca insaziabilmente, si dissero tutto, in pochi momenti, tutto quello che egli or ora, in un attimo, in un lampo, al guizzo di quello sguardo aveva indovinato: tutta la vita di lei in tanti anni di silenzio e di martirio. Ella gli disse come sempre, sempre, senza volerlo, senza saperlo, lo avesse amato; e lui quanto da giovinetta la aveva desiderata, nel sogno di farla sua, così, sua! sua!

Fu un delirio, una frenesia, a cui diedero una violenta lena instancabile la brama di ricompensarsi in quei pochi giorni sotto la condanna mortale di lei, di tutti quegli anni perduti, di soffocato ardore e di nascosta febbre; il bisogno d’accecarsi, di perdersi, di non vedersi quali finora l’uno per l’altra erano stati per tanti anni, nelle composte apparenze oneste, laggiù, nella cittaduzza dai rigidi costumi, per cui quel loro amore, le loro nozze domani sarebbero apparse come un inaudito sacrilegio.”


Vorrei tanto citare la parte finale di questa meravigliosa novella ma mi piace pensare che solo da queste piccole parti sia riuscita a suscitare in voi curiosità, leggete questa piccola novella, ve lo consiglio davvero. Grazie per la lettura. 

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2 pensieri su “Luigi Pirandello, Le novelle

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